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L’IRS ha rilasciato la prima guida in 5 anni che indica agli investitori di criptovaluta e ai loro consulenti fiscali come riportare i redditi dai loro investimenti.

L’IRS richiede ai contribuenti di monitorare le loro transazioni crittografiche al fine di dimostrare le quantità acquistate, in modo che sia determinabile il reddito generato al momento della vendita di tali asset. L’investitore dovrà anche documentare eventuali transazioni di monete virtuali tra due portafogli per dimostrare all’IRS che la transazione è esentasse.

Inoltre, l’agenzia fornisce chiarimenti su come determinare la base dei costi. Essa dovrebbe essere calcolata sommando il denaro speso per acquisire criptovaluta, “comprese le commissioni e altri costi di acquisizione”.

Al momento di vendita delle criptovalute, i contribuenti possono identificare le monete, “sia documentando l’identificatore digitale univoco dell’unità specifica ovvero la chiave privata, la chiave pubblica e un indirizzo, sia registrando le informazioni sulla transazione valida per tutte le unità” in un unico account o indirizzo.

La nuova guida consente la contabilità eseguita seguendo la logica del ‘first-in, first-out’ o attraverso l’identificazione specifica del momento di acquisto delle criptovalute poi vendute. Inoltre, affronta le passività fiscali create dalle “Fork” di criptovaluta e dalle monete ricevute nei cosiddetti “airdrop” – distribuzioni di token, tipicamente gratuite.

Infine, le plusvalenze su criptovaluta detenuta per meno di un anno saranno tassate a tassi più elevati, mentre gli asset detenuti per più di un anno possono qualificarsi per aliquote inferiori.

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